Descrizione
Dal 2019 ogni anno, a settembre, il vino di Gessopalena è il protagonista di “Gessi diVini”, evento di degustazioni, assaggi e convegni tematici. Tra le uve che qui venivano coltivate sin dal dal periodo romano o dall’Età del Bronzo, vi erano anche i vitigni Vedovella e Nero Antico, termini dialettali usati ancora oggi. Il loro nome completo oggi è Vedovella di Pretalucente e Nero Antico di Pretalucente. Il primo è un ecotipo di Sangiovese presente solo nella zona di Gessopalena, mentre il secondo è un autoctono. Ma la storia del vino di Gessopalena e quella dei terribili fatti qui accaduti durante la Seconda Guerra Mondiale sono intersecati in un modo quasi magico. Nel dicembre del ‘43 i nazisti, in ritirata, di fronte all’avanzata rapida degli alleati fecero saltare tutto il paese, sia la parte vecchia che quella nuova. La conservazione del borgo antico devastato è stata una precisa scelta di memoria storica, un monumento alle conseguenze di ogni guerra. Il 21 gennaio del ‘44 avvenne l’eccidio di Sant’Agata: dopo l’uccisione di due soldati tedeschi e il ferimento di altri due da parte di uomini del posto nel tentativo di difendere i propri beni, ben quarantadue persone, soprattutto donne, anziani e bambini, furono fatte entrare in una masseria di Sant’Agata, dentro la quale i nazisti lanciarono bombe a mano. Pochissimi furono i sopravvissuti. Fra questi Giuseppe D’Amico, classe 1925. Ed ecco l’intreccio magico con la storia del vino di Gessopalena. Fu infatti Giuseppe D’Amico a conservare il ricordo, la pratica e la tradizione della coltivazione dell’uva del posto, la Vedovella e il Nero Antico. Nel 2003 suo nipote Mariano Bozzi portò due campioni dei suoi vitigni all’istituto di ricerca regionale perché fossero analizzati. Nel 2017 si divulgò la scoperta dei due vitigni autoctoni dei quali si era persa la memoria, ossia Nero Antico e Vedovella. Il Comune di Gessopalena nel 2018 acquistò 700 barbatelle di Vedovella e Nero Antico, che furono impiantate nei vigneti dei coltivatori locali. Dal 2019, sempre a cura del Comune, in collaborazione con i produttori locali, i due vitigni sono stati iscritti all’Anagrafe della Biodiversità a interesse agricolo e alimentare della Regione Abruzzo e all’omologa anagrafe nazionale, hanno ricevuto il riconoscimento De.Co., Denominazione Comunale. Grazie alla collaborazione con Università, nel 2023 è stato finalmente individuato il loro DNA, quello del Nero Antico è risultato Autoctono ed iscritto nel Registro Nazionale delle Varietà di Vite (RNVV), la Vedovella Nera invece un clone di Sangiovese. Ed ecco la nascita dell’evento “Gessi diVini” proprio nel 2019.