Descrizione
All’alba del 21 gennaio 1944, in risposta all’uccisione di due tedeschi e al fermento di altri due da parte di uomini della Brigata “Maiella” a San Giusta, i militari germanici irruppero nel piccolo agglomerato di case rurali di Sant’Agata. Con violenze e spari radunarono gli sfollati in un unico casolare. Un soldato gettò una prima bomba, poi i commilitoni bloccarono la porta d’accesso alla stanza e proseguirono con il lancio di circa trenta ordigni, che massacrarono le vittime richiuse all’interno. Il soffitto dell’edifico crollò e una parte del pavimento cedette. Alcuni tra i morti e i feriti precipitarono nella stalla sottostante dove finirono per perire tra le macerie o rimanendo soffocati e bruciati nell’incendio che si propagò lentamente. Tra le macerie si ritrovarono vivi Nicoletta DI Luzio e i fratelli Antonio e Leonardo. La ragazza, secondo la sua stessa testimonianza, si era lasciata cadere attraverso la voragine apertasi nel pavimento e, una volta nella stalla, si era nascosta sotto i corpi di un uomo e della zia. Per accertarsi del decesso di tutte le vittime, intanto, i tedeschi rientrarono nella stanza e accostarono la fiamma di un accendino alla carne dei corpi. Nicoletta D Luzio resistette alla prova fingendosi morta. Altri soldati provvidero a cospargere l'ambiente di paglia e di liquido infiammabile, che venne incendiato. L’aria divenne irrespirabile. Leonardo Di Luzio tentò di fuggire, ma gli uomini ancora di guardia, lo uccisero sull’uscio del casolare. A causa del fumo anche Nicoletta e Antonio mossero alcuni passi verso l’esterno; entrambi furono mitragliati rimanendo feriti rispettivamente alle spalle e alle braccia. Nicoletta cadde a terra svenuta. Rinvenne quando udì il fratello piangere e dire che tutta la sua famiglia era morta e perciò si sarebbe lasciato uccidere. Lo raggiunse cautamente e insieme attesero a lungo, fino a quando poterono allontanarsi e porsi in salvo. I due superstiti vennero soccorsi in un casolare poco distante ed accompagnati alla stazione di pronto soccorso alleato di Gessopalena. Scamparono all’eccidio anche altre vittime che riuscirono a sottrarsi al rastrellamento iniziale e Giuseppe D’Amico, il quale rimase colpito nella stessa fase.